Estremità.

V. però sai sono curiosa. In che senso ti eri radicalizzato?
F. beh mi ero reso conto di aver raggiunto il limite estremo.
V. e come ti rendi conto di aver raggiunto il limite estremo?
F. quando oltre, non c'è niente.


Breve discussione. Non così breve da non lasciare entrambi a riflettere ancora un po' dopo che fosse finita.
Parlavamo di tante cose. Discutevamo di pensieri, di vita, di scelte.
Parlavamo del sentiero che ognuno di noi compie, solcandolo.
Parlavamo di noi. Di come si vive al giorno, alla sera, alla notte.
Parlavamo del perché si fa ciò che si fa. La motivazione che ti spinge. Anche nelle cose apparentemente non-sense. Ad esempio nel fare una fotografia con una tegola.


E poi mi è venuto in mente quel libro, che tengo sempre con me, assieme a Tennyson, l'Etica Nicomachea e Foglie d'Erba di Whitman.

Questo almeno ho imparato dal mio esperimento, che se si avanza fiduciosi nella direzione dei propri sogni e si tenta di vivere la vita che si è immaginata, si arriva ad un successo inaspettato nelle ore comuni. Si lascerà qualcosa alle proprie spalle, si attraverserà un confine invisibile, leggi nuove, universali e più liberali inizieranno a stabilirsi intorno e dentro di sé, oppure le vecchie leggi si espanderanno e saranno interpretate a proprio favore in senso più ampio. Si vivrà con la licenza di un più alto ordine di esseri. In proporzione a quanto si semplificherà la vita, le leggi dell’universo appariranno meno complesse, e la solitudine non sarà più solitudine, né la povertà sarà povertà, né la debolezza debolezza. Se avete costruito castelli in aria, il vostro lavoro non dovrà andar perduto: è là il loro posto. Ora costruite le fondamenta sotto di essi.

Thoreau, Walden o vita nei boschi.


Ecco che non mi delude affatto. Il limite estremo. Il confine invisibile. L'oltre.


Ma il limite estremo di cosa? Il confine invisibile tra cosa e cosa? E perché invisibile? Rispetto a cosa oltre? Cosa c'è in un oltre?
Ognuno pone queste domande per suo conto e ognuno trova le risposte.
Alcune volte la situazione è peggiore: le risposte trovano la persona. E ti piombano addosso come un muro che crolla dopo averlo solo sfiorato.Quando forse la domanda ancora non è stata posta. E così vedi prima il limite estremo e poi formuli la domanda. Prima sbatti col confine invisibile e poi ti chiedi perché e come hai trovato un confine invisibile.
E la risposta potrebbe non piacerti.
E a quel punto l'unica domanda che rimane è: cosa farai una volta compreso che c'è un velo di Maya? Lo squarcerai o rimarrai sotto le sue coltri?
Cosa farai una volta che hai sbattuto col confine invisibile? Cercherai di infrangerlo e superarlo o resterai al sicuro del tuo confine, che dopo tutto ti ha protetto fino a che non sei andato a sbatterci contro?

Il tema delle Colonne d'Ercole ritorna.
E con esso, la domanda che da sempre ha accompagnato la tradizione letteraria: cosa oltre le Colonne?

Ancora una volta mi viene in soccorso Thoreau, con un passaggio che ho adorato da subito e che è stato un grimaldello.

Colonizziamo noi stessi, lavoriamo e muoviamoci con i piedi ben giù, nel fango e nella mota delle opinioni, dei pregiudizi, delle tradizioni, degli inganni e delle apparenze [...] finché non arriveremo a un fondo solido e alla viva roccia, che potremo chiamare realtà, e di cui potremo dire: «Questo esiste senza possibilità di errore» e poi, avendo un point d'appui, sotto l'inondazione, il gelo e il fuoco, cominciamo a preparare un luogo dove si possa piantare con sicurezza un muro, o uno Stato, o un palo da lampione, o magari un idrometro [...] affinché i secoli futuri possano sapere come, a poco a poco, un'inondazione di falsità e apparenze si fosse formata nei secoli trascorsi. [...] Morte o vita che sia, desideriamo soltanto la realtà.

 Morte o vita. Questo il limite estremo.

Post più popolari